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Foto dalla Pinacoteca

Graffiti di sogno - fotoelaborazione elettronica - 2002
Graffiti di sogno - fotoelaborazione elettronica - 2002

Historia del Granducato

C’era una volta un prosperoso Regno dove risiedevano pace ed abbondanza, dove la giustizia aveva posto la sua dimora e sagge leggi reggevano lo scorrere della vita. Magnifiche Regine si erano succedute per secoli sul trono e illustri ministri avevano con illuminata saggezza amministrato la cosa pubblica. Il popolo, i nobili, la Corte vivevano in serenità e fiorenti erano i commerci e salde le istituzioni. Meravigliose feste rallegravano ogni notte, palazzi illuminati e ripieni dell’echeggiare della gioia accoglievano gaudenti cittadini per serate memorabili.
E proprio in una di quelle sere, mentre si festeggiava il Patrono, l’attacco improvviso delle forze della vicina Normalia, grazie ad intestine e sotterranee lotte, penetrò nel cuore del Regno abbattendo il giusto e legittimo Governo e non risparmiando alcun dolore a quanti vivevano in quella fortunata Terra. Furono solo ceneri e macerie e pianti e strepiti e dolore e morte e poi silenzio!
Un drappello di nobili scampò dopo aver lottato con tutte le forze alla, ormai irreparabile, disfatta e vagando vagando giunse a queste terre che allora erano una landa desolata. A poco a poco restituirono alla civiltà il paesaggio incolto che li circondava, lentamente bonificarono paludi e anfratti selvaggi e ripristinarono le antiche costumanze cui erano adusi.
Con sacrificio vollero far rinascere un nuovo Stato e nuove Istituzioni e nuove leggi che li aiutassero a far sorgere il nuovo giorno e a rendere realtà il sogno di quella loro faticata terra.
Rinacque il Foro, dove con passione si discuteva di ogni conoscenza dalle altezze del pensiero alle facezie. Rinacquero le nobili abitazioni dei notabili che arricchivano la nuova Città con il loro splendore e la loro imponenza. In breve quella che era stata una landa desolata e deserta rifiorì di giardini olezzosi e fantastici palazzi e nobili Istituzioni la adornarono. Riprese vita lo Studium con la sua ricchissima Biblioteca, come pure la Pinacoteca che tanta bellezza seminava nel cuore dei sensibili cittadini.
Quei nobili cittadini pensarono pure a dotarsi di una Suprema Legge e, ad imperitura memoria i più nobili tra i notabili del tempo, provvidero a scrivere la Carta Costituzionale che fissava i principi del convivere civile e stabiliva la forma dello Stato e le sue più alte Magistrature. A capo della Stato fu designato un Granduca, che incarnasse in sé una monarchia mitigata dalla presenza di una Suprema Corte Costituzionale e da un Consiglio dei Borgomastri. Su queste tre Istituzioni poggiava fermo il Governo del Granducato di Vitagaja, sottratto all’arbitrio di un solo reggente e assicurato al perdurare non da una successione dinastica, ma elettiva da parte di quei nobilerrimi cittadini che avevano l’onore di assurgere alla gestione della cosa pubblica, mediante l’ingresso nella Suprema Corte Costituzionale. In tal modo si assicurava allo Stato la guida da parte degli ottimi dei suoi cittadini. Alla Suprema Corte, infatti, avevano accesso quei cittadini che avendo a cuore le sorti dello Stato ne garantivano il corretto funzionamento assumendosene l’onere della gestione. In principio furono quei cittadini che non domi alla nefasta sorte che aveva colpito il primitivo Regno, avevano saputo reagire e ricostruito dalle fondamenta il novello Stato.
Questa è la nostra storia, una storia ancora giovane e ancora da scrivere, una storia con ancora tanti sogni da realizzare e tante pagine gloriose da vergare ed è da questo recente passato che vogliamo partire per ricreare, in cotesto virtual mondo la nostra Terra e questa nostra Vita che Gaja ci auguriamo e che con umiltà ed amicizia a tutti porgiamo!