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Foto dalla Pinacoteca

Graffiti di sogno - fotoelaborazione elettronica - 2002
Graffiti di sogno - fotoelaborazione elettronica - 2002

Il sesso degli angeli e dei preti nella terza giornata del Festival GLBT di Torino!

L’amore, la scoperta, il razzismo, l’odio religioso sono tra i temi visti in questa giornata festivaliera, che oggi si è dipanata tra due film in concorso, lo spagnolo El sexo de los ángeles ed il polacco W imię… , la seconda tranche di cortometraggi in concorso ed il film, del Focus Mezzaluna Rosa, Mixed Kebab.
El sexo de los ángeles è la storia di un menage a trois, film utopico che vede l’amore resistere al tradimento e volare verso nuove dimensioni. Abbiamo una coppia di ragazzi, Bruno e Carla, in cui lui tradisce lei con un lui, Andy, ma non per questo sente venire meno il suo amore verso di lei anzi lo sente rafforzato, Carla proverà ad accettare la nuova situazione che si è venuta a creare ma inizia a sentire un’attrazione verso Andy. Un gioco di innamoramenti che ci fa superare le barriere mentali a cui siamo abituati. Il regista per questo film si è ispirato alla realtà che lo circonda ed al coraggio con cui i ragazzi moderni affrontano i loro sentimenti. Bravi gli attori, anche se un po’ troppo lacrimevole il ruolo di Carla, bella come sempre e sotto qualsiasi angolatura la si guardi Barcellona. Un film gradevole, sicuramente non un capolavoro, la cui caratteristica migliore è la freschezza con cui i ragazzi agiscono e interpretano i loro ruoli Oppblåsbare slott.
Mixed Kebab, Io sono Ibrahim e sono turco, Io sono Bram e sono belga, Io sono gay… così inizia Mixed Kebab un film ambientato ad Anversa all’interno della comunità turca e musulmana in cui si mischiano fin troppe cose, l’omosessualità, la criminalità, il terrorismo, dando un immagine che a volte sembra persino eccessivamente negativa di tutto il mondo islamico e turco in particolare, certo non mettiamo in dubbio le intenzioni del regista commercial inflatable giant slides, ma è possibile che non vi sia un solo personaggio positivo in tutta la comunità turca? Neanche il protagonista è del tutto positivo infatti per arrotondare lo stipendio di cameriere spaccia cocaina. Partiamo dalla storia principale quella di Bram con il giovane Kevin che va dai primi approcci all’amore che sboccia tra i due durante il viaggio in Turchia in cui Bram dovrà conoscere la sua futura sposa, la cugina Elif, ma durante i loro incontri nell’hammam vengono fotografati dal cameriere che a sua volta è innamorato di Elifbouncy castle canada.
Il fratello di Ibrahim Furkan, un delinquente che viene “reclutato” in un gruppo di fanatici religiosi. La famiglia di Ibrahim che mette alla porta il figlio una volta che viene scoperta la sua omosessualità, arrivano nelle mani di  Furkan le foto compromettenti scattate in Turchia, la famiglia è a sua volta saranno esclusa ed emarginata dalla loro stessa comunità per le “colpe” del figlio. Qualcuno della famiglia deve lavare con il sangue questa offesa alla religione. In mezzo a tutto questo vi è anche la madre di Kevin che ha come unico interesse la felicità del figlio, tanto da assumere nel suo locale Bram quando perde il lavoro. Come dicevamo tanta carne al fuoco che a volte fa perdere di vista la trama principale ed a tratti il film diventa anche irritante nel suo essere così fortemente anti islam, tanto da rasentare il ridicolo come le immagini dell’ufficio dell’imam tappezzate di foto di Osama Bin Laden. Il film non convince pur se la problematica esiste ed è reale, non dimentichiamo il bel film Zenne, visto lo scorso anno sempre qui a Torino, in cui un ragazzo Turco veniva ucciso dal padre perché omosessuale.
W imię… il film polacco cerca la strada del film d’autore, lunghi silenzi, sguardi che raccontano, corpi che si sfiorano,  il mal di vivere, ma non ci convince del tutto. Un film contorto ed involto su se stesso in cui a volte non si riesce a capire il perché di alcuni avvenimenti, come se in un puzzle mancassero pezzi. La storia è quella di Adam, un prete che viene mandato in questo piccolo paesino in cui dirige una comunità di ragazzi difficili, viene provocato dalla moglie di un collaboratore Ewa ma resiste con la scusa dei voti in realtà il prete si scoprirà, in maniera confusa dobbiamo dire, che è gay. La comunità vede un prete che lavora e si impegna e lo accoglie calorosamente, i ragazzi giovano, lavorano e vivono in questa micro comunità, il prete va a correre sempre, il perché sia importante questa corsa lo capiamo quando uno dei ragazzi gli confesserà di aver avuto rapporti gay e lui come penitenza gli dirà di correre almeno un’ora al giorno. Qui ci siam chiesti allora il prete corre perché è gay? può essere, ma andiamo oltre, l’arrivo di un nuovo ragazzo fa alterare gli equilibri, soprattutto perché il ragazzo capisce che il prete è gay. Ora che il prete abbia una relazione con qualcuno dei ragazzi o che l’abbia avuta è chiara solo al regista ed al personaggio di Michal che solo perché vede il prete piangente sulla spalla di Humpty, un ragazzo, ed almeno questo si capisce, innamorato del prete, decide di recarsi dal Vescovo. Un ragazzo si è suicidato, forse perché gay, i sospetti si addensano sul prete, la comunità gli volta le spalle, la curia, come fa in questi casi, lo trasferisce. Nel finale finalmente accade qualcosa di comprensibile ma il regista decide di inserire un’altra scena di chiusura  che onestamente ci sfugge non ne capiamo il nesso, magari eliminandola avrebbe avuto un senso ma così com’è no, ma non vorremmo mai rovinarvi la sorpresa nel caso in cui abbiate l’intenzione di vederlo.Austin
Chiudiamo il racconto di quanto visto nella giornata con i cortometraggi premettendo che la prima tranche ci aveva mostrato storie più interessanti e costruite meglio, tralascio perché onestamente sconclusionati e brutti i primi due Aisa Hota Hai e Social Butterfly e vediamo gli altri quattro in ordine di visione:
Shabbat Dinner, non eccezionale ma gradevole cortometraggio sulle prime esperienze sessuali di due adolescenti, ebrei nello specifico, che approfondiscono la loro conoscenza mentre i genitori parlano nella sala accanto. Divertente il continuo ripetere  “Io non sono gay” di uno dei ragazzi ma sicuramente non è convincente. Il corto rende bene i primi imbarazzi e le curiosità che si hanno durante l’adolescenza.
O Pacote è un corto che, invece,  invita a riflettere, soprattutto i più giovani che hanno perso il senso di quello che è l’AIDS e si dedicano sempre più frequentemente a rapporti sessuali occasionali non protetti. Qui abbiamo un ragazzo che si innamora di un suo compagno di classe, il sentimento è ricambiato, ma il problema sono gli esami… del sangue.
A inevitável história de Letícia Diniz sei gay in Brasile va bene, potrai avere un lavoro e vivere la tua vita, sei un transessuale il tuo destino è inevitabilmente la strada. Non girato benissimo ed in cui non vi è speranza per un destino diverso in questo corto brasiliano ma comunque interessante e vedibile per capire,  anche se in brevi flashback, il percorso e le violenze che subisce un ragazzo che decide di diventare transessuale.
Happy Birthday terzo lungometraggio girato da Lasse Nielsen che ricordiamo per il film Du er ikke alene (You are not alone) in cui raccontava la storia tra un ragazzo di 15 anni ed uno di 12. Per questo corto si è ispirato a Morte a Venezia, da cui rimane ben distante per situazioni, storia e personaggi, ribaltandone la situazione iniziale qui è il quattordicenne Thomas che si innamora del maturo vicino di casa e lo inizia a cercare perché vorrebbe una storia con lui colpo di fortuna vuole che l’uomo con cui chatta il ragazzo sia proprio il vicino desiderato. Il corto è ben girato ma forse avrebbe meritato tempi più lunghi o una riflessione più attenta, non convince pienamente, ed i tempi lenti in cui nulla accade non aiutano a far sviluppare una storia che poteva essere interessante.
Nella giornata odierna è stato anche consegnato il premio Dorian Gray, che va alle personalità che si sono distinte in ambito GLBT, andato quest’anno a Ingrid Caven, cantante e attrice, mog

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