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Foto dalla Pinacoteca

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Malattia e terza età dominano il 28° Festival GLBT ” Da Sodoma a Hollywood” di Torino

Le giurie hanno ragioni che la mente non può comprendere, in questo caso, più che la mente, le ragioni non le può comprendere il cuore, comunque non staremo a sindacare le scelte effettuate dalle giurie di qualità in questa edizione del festival ma prima di rendervi conto delle scelte effettuate un breve resoconto dei film visti in questa ultima giornata.

Il primo film della giornata è stato il documentario Born this way girato in Camerun ci fa conoscere la situazione in cui vivono i gay camerunensi in uno Stato in cui l’omosessualità è reato secondo l’articolo 347/bis e comporta pene da 3 a 5 anni di carcere.  Ascoltiamo le testimonianze delle violenze subite, delle minacce di morte a cui sono soggetti gay e lesbiche camerunensi  che possono contare sul supporto di un associazione e sulla presenza  dell’avvocato Alice Nkom che da assistenza legale e combatte per la depenalizzazione del reato di omosessualità in un paese nel nome di Dio si vorrebbero inasprire le pene e portarle da 5 a 15 anni di prigione.  Il documentario ci fa percepire la paura e le condizioni in cui versano gli omosessuali  in quel paese e contemporaneamente ci fa arrivare la loro voglia di essere felici ma non emigrando ma rimanendo nel loro paese a combattere per ottenere i diritti che gli spettano.

I’m Divine è invece il documentario che abbiamo potuto apprezzare in sala Massimo 1, vita dell’attore Harris Glenn Milstead  in arte Divine, così ribattezzata dal suo amico e regista John Waters, ricostruzione attraverso testimonianze, foto, video e materiale d’archivio, precisa e dettagliata di tutto ciò che fu Divine, l’infanzia e adolescenza di un timido e grassottello ragazzo di Baltimora, la sinergia con John Waters, gli eccessi con le droghe, il suo creatore di immagine Van che curava il suo trucco ed il suo guardaroba, i suoi successi a New  York e Hollywood, l’affermazione come attore ed infine la morte prematura per infarto. Racconto sostenuto da un buon ritmo, divertente, emozionante e commovente di un grande attore il cui nome, come viene detto nel film, non è più utilizzabile perché lui Divine se lo era conquistato sul campo.

Lunga coda per Out Loud il film più atteso di questa rassegna, primo film libanese a tematica gay,  che rende inspiegabile la scelta di collocarne la proiezione nella sala Massimo 2 che ha pochi posti, tanto da costringere gli organizzatori ad una seconda replica del film immediatamente dopo la fine della prima proiezione.  La storia del film è quella di quattro amici di cui uno gay a cui si aggiungono il fidanzato di quest’ultimo e Nathalie, una ragazza andata via di casa per sfuggire ad un matrimonio combinato. I ragazzi gay scoperti dalle famiglie devono lasciare la città per evitare di essere uccisi e gli altri decideranno di seguirli per stare Togheter Forever, questo il messaggio che lasciano su una roccia durante la loro fuga.  Il film pur non eccellendo da un punto di vista tecnico e recitativo riesce a farsi apprezzare ed a lanciare un messaggio molto forte che non riguarda solo l’omosessualità ma la voglia di essere liberi in tutte le manifestazioni del proprio essere. Il regista e sceneggiatore Samer Dabour aveva in origine previsto un bacio ma visto che in Libano l’omosessualità è reato le autorità avrebbero potuto utilizzarlo come prova dell’omosessualità dei due attori non distinguendo un prodotto di fiction dalla realtà ed allora per evitare il rischio hanno deciso di eliminarlo dalla sceneggiatura.  Una curiosità pur se non distribuito il film è attualmente il più scaricato illegalmente nei paesi arabi.

0Ultimo film della giornata e del festival è stato Geography Club, tratto dall’omonimo romanzo  di Brent Hartinger edito in Italia da Playground, storia di bullismo e coming out negli anni difficili dell’adolescenza in cui il cercare di essere accettati ci fa avere comportamenti sbagliati ma l’importante è essere se stessi, e Russel, il protagonista di questa pellicola, alla fine si accetterà pienamente. Un film americano negli standard del prodotto che val la pena di essere visto per il messaggio di cui è portavoce più che per le qualità del film in se.

Ed ora eccoci ai vincitori,  condividiamo le scelte del pubblico, almeno per quanto riguarda lungo e cortometraggi,  ma onestamente lasciano perplesse  le giurie di qualità, soprattutto nella sezione cortometraggi.

Premio Queer Award a Joven e Alocada  di Marialy Rivas con la seguente motivazione “ Vince Joven e Alocada in cui lo sguardo sfrontato della protagonista trova spazio tra le pagine virtuali di un blog dove uno stile narrativo irriverente e dissacrante diventa strumento di una ribellione, anche autobiografica, alle costrizioni della vita quotidiana. La scelta di genere rimane sospesa, ma viene esplorata con passione e la sessualità viene vissuta in modo spontaneo, fisiologico e, soprattutto, libero”.

Premio Documentario del pubblico Paul Bowles: The Cage Door Is Always Open di Daniel Young.

Premio Documentario giuria a The Love is party  di Lya Guerra con la seguente motivazione: per la straordinaria capacità di trasformare una storia normale e quotidiana in un viaggio emozionante dentro al quale lo spettatore viene portato per mano fino a sentirsene partecipe. I giurati sono rimasti molto colpiti dall’importanza, dall’attualità e dall’intensità di tutte le storie, i personaggi e i temi raccontati nei documentari in concorso. Si è soffermata quindi sulla capacità di trasformare questi temi in racconti cinematografici”. Menzione Speciale a Born This Way.

Premio cortometraggio pubblico ad Holden di Juan Arcones e Roque Madrid.

Premio cortometraggio della giuria a Bunny di Seth Poulin e Nickolaos Stagias “per aver raccontato quel che succede quando la gioventù lascia il campo alla vecchiaia e alla malattia, presentate entrambe con ruvida onestà e senza fare sconti. Bunny porta in una realtà possibile che tutti speriamo di vivere, in cui l’amore è solidale, presente e assoluto e che, per questi motivi, ci spaventa meno. È poi un segnale importantissimo di come il cinema omosessuale non abbia paura di affrontare anche il tabù della vecchiaia, mostrandosi sempre più sensibile e maturo nei confronti di tutte le sfaccettature della vita”.

Premio lungometraggio pubblico ad Alata di Michael Mayer.

Premio lungometraggio giuria a Boven is het stil di Nanouk Leopold con la seguente motivazione per i temi intrecciati narrati con un’onestà di arte cinematografica di vigorosa qualità. Per l’elevato livello recitativo degli interpreti, per la crudezza poetica, per la fotografia livida e carnale. Per la capacità più unica che rara di trasformare il silenzio tragico nelle relazioni umane in grande forza comunicativa attraverso lo schermo”. Menzione speciale a Will You Still Love Me Tomorrow? di Arvin Chen.

Le nostre preferenze le abbiamo già espresse nei giorni passati e come già detto concordiamo con i voti espressi dal pubblico ma ci arrendiamo all’evidenza che per essere premiato da una giuria di qualità un film deve essere esteticamente ben fatto e molto, molto noioso, delle emozioni se ne occuperà il pubblico.

In questo festival abbiamo visto  16 lungometraggi, 28 cortometraggi e 8 documentari che ci hanno fatto apprezzare e conoscere cinematografie di ogni parte del mondo arricchendo la nostra vita ma adesso la carrozza è pronta il nostro amato Granducato ci attende lasciamo la città di Torino con un arrivederci al prossimo anno.

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