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Foto dalla Pinacoteca

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Penultima giornata del Torino GLBT Film Festival!

Siamo quasi al termine di questa manifestazione che pur se quantitativamente ha visto meno film qualitativamente non ha perso. La giornata ci ha presentato gli ultimi due film in concorso Will You Still Love Me Tomorrow? e Boven is het stil, due documentari Paul Bowles: The Cage Door is Always Open e I Am Gay and Muslim ed il making of del film libanese Out Loud che vedremo oggi.
Il pomeriggio è stato all’insegna dei documentari, partiamo dal primo Paul Bowles: The Cage Door is Always Open in cui viene rivissuta la vita di Paul Bowles compositore e scrittore, è l’autore del libro Il Tè nel deserto da cui Bertolucci ha tratto l’omonimo film, omosessuale si sposa con la scrittrice lesbica Jane Auer, un uomo che cercò il più possibile di vivere lontano dal centro della scena, da New York si trasferirà a Parigi alla corte di Gertrude Stein e da lì poi troverà il suo rifugio a Tangeri. Nella città africana andranno a trovarlo riconoscendogli lo status di maestro personaggi della beat generation come Ginsberg, Keoruac e Burroughs oltre che scrittori del calibro di Williams e Vidal wholesale inflatable water slides. Il documentario che fa ampio uso delle testimonianze dirette sia dello stesso Bowles che di amici e parenti è lungo e monotono anche perché perde per strada il suo obiettivo trasformandosi in una sorta di mistery sulla pazzia e morte della moglie di Bowles, peccato perché se è vero che il regista ha impiegato 14 anni per realizzarlo avrebbe potuto sfruttare meglio questa occasione.
Il Focus: Mezzaluna rosa che ci vede suoi fedeli estimatori oggi ci ha mostrato Out Loud Makinf of in cui vengono narrate le difficoltà che ha incontrato il regista, gli attori e la troupe durante la lavorazione del film, interessanti i primi dieci minuti dopo diventa ripetitivo e didascalico il secondo documentario del focus invece è stato I am gay and Muslim interessante documentario del regista olandese Chris Belloni che attraverso le testimonianze di cinque gay marocchini ci mostra come essi concilino la religione con la loro sessualità in un Marocco che appare sempre più aperto, anche se, ed è questo uno dei limiti del documentario per altro ben girato, i gay intervistati, come ammette anche lo stesso regista, non sono rappresentativi di tutti i gay marocchini ma appartengo più ad una elite culturale cittadina, limite perché è certamente diversa  la situazione tra la grande città, dove vi sono associazioni e organizzazioni di eventi gay anche se semi clandestini, ed i villaggi, dove essere omosessuali non è consigliabile, e pur se l’omosessualità è ancora un reato in Marocco il regista è fiducioso in un miglioramento della qualità della vita anche grazie ai nuovi mezzi di comunicazione che hanno aperto una finestra sul mondo occidentale e sulle libertà acquisite.Free Shipping
Singolare come per girare questo film il regista si sia dovuto recare in Marocco perché in Olanda non è riuscito a trovare nessun gay che si dichiarasse al contempo musulmano.
Interessanti e tristi le parole del regista Samer Daboul, autore di Out Loud, sulla presenza in Libano di comunità cristiane e musulmane che vivono a stretto contatto e che trovano un terreno comune nella lotta all’omosessualità che in quel paese, come in quasi tutti i paesi del medio oriente e dell’africa è reato.
Dal Taiwan arriva il penultimo film in concorso Will you still love me Tomorrow? una commedia gradevole e ben girata in cui la paura di amare veramente è motore dell’azione del film. Protagonisti sono Weichung, un uomo sposato e con un figlio che scopriremo presto essere gay anche se dal momento in cui ha deciso di sposarsi ha represso tutti i suoi istinti che però vengono di nuovo a galla nell’incontro con Thomas, la moglie Feng che vorrebbe avere, spinta dai genitori, un secondo figlio e che scoprirà presto l’omosessualità del marito, abbiamo poi la coppia formata da Mandy, sorella di Weichung, che dovrebbe sposare San-San ma la paura di aver preso la decisione sbagliata la portano a lasciarlo, al Carrefour, ed a rinchiudersi in casa davanti alla tv a vedere mielose soap opera. Il film vede una buona regia e dei bravi attori peccato che la trama sia abbastanza scontata e che l’azione proceda con un buon ritmo ma priva di qualsiasi sussulto e si che le occasioni ci sarebbero, neanche le quattro “sorelle” gay che aiutano San-San nella riconquista dell’amata risollevano le sorti di questo film di cui in lunghi tratti è prevedibile perfino la battuta seguente. Commedia senza pretese.
Chiudiamo con l’olandese Boven is het still (It’s alla so quiet), è tutto così tranquillo o anche c’è silenzio lassù, titolo italiano del romanzo da cui è tratto, rendono bene il film, calma piatta, anche senza calma solo piatto, liscio, un’ora e mezza di nulla potremmo dire. Helmer è il protagonista di questo film un uomo taciturno, che si occupa del padre morente e della fattoria, ha una vicina di casa che lo va a trovare, animali da accudire, l’uomo del latte che gli fa la corte, arriverà un giovane bracciante che entrerà nel suo letto e suo padre morirà senza che nulla accada per tutto il tempo. Film ambizioso in cui i silenzi dovrebbero raccontare quello che non viene detto ma che finisce per non dire nulla e solo la speranza in un evento che non arriva mai ci ha mantenuto svegli fino alla fine. Peccato il libro da cui è tratto, e l’autore è co-sceneggiatore, sembra davvero interessante. Un film d’autore mancato.
Finiti i film in concorso possiamo dire, ma sicuramente verremo smentiti, che la lotta per il premio finale è un discorso a due tra Alata e Five Dances, per quanto riguarda il premio del pubblico anche li la lotta è due tra Moster Pies, per noi in vantaggio, e White Frog, riguardo il  Queer Award ho visto pochi film di questa sezione trasversale per poter fare pronostici, ma adesso si va ultimi film, ultime ore e poi scopriremo il vincitore di questo 28° Torino GLBT Film Festival.

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