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Foto dalla Pinacoteca

Graffiti di sogno - fotoelaborazione elettronica - 2002
Graffiti di sogno - fotoelaborazione elettronica - 2002

Seconda giornata festivaliera

Il maltempo sta accompagnando l’inizio di questo festival anche se non fa desistere gli spettatori, infatti, si registrano file lunghissime all’ingresso al Cinema Massimo per tutte e tre le sale, complice anche un’organizzazione che non riesce ancora a gestire al meglio l’accesso alle sale, lasciando gli spettatori a far la fila sotto la pioggia ed al freddo.
In questa giornata abbiamo iniziato il nostro girovagare all’interno del programma alla ricerca del miglior itinerario possibile, le scelte di oggi sono cadute sul Focus Mezzaluna rosa che presentava un cortometraggio ed un documentario, sui film di Travis Mathews e James Franco, sul Focus Bullismo e sui cortometraggi in concorso Australia.
Andiamo con ordine, il focus mezzaluna rosa, il cortometraggio Berlin Angels non si capisce dove voglia andare a parare apre molte finestre, il mondo sadomaso, la guerra in Afghanistan, l’amore, la religione, ma non sviluppa niente, rimanendo incompleto ed inconsistente.
Molto più interessante il documentario Gvarim Bilti Nir’Im (The Invisible Men), tre storie di ragazzi palestinesi che in quanto gay non possono vivere in Palestina perché perseguitati dalle famiglie ed in quanto palestinesi non possono vivere in Israele, l’unica dolorosa scelta è la richiesta di asilo in paesi lontani che li costringe ad abbandonare la loro terra.
Alle 18, il primo film di Travis Mathews In Their Room: London, un video confessioni di sogni e aspirazioni di gay londinesi ripresi nei loro momenti intimi solitari all’interno delle loro camere da letto, interessanti le testimonianze di questi uomini interessati al sesso ma con la voglia di andare oltre quelli che sono i classici incontri mordi e fuggi.
Il film più atteso, almeno dal sottoscritto, era Interior. Leather Bar co-regia di James Franco e Travis Mathews, nella pubblicità si parla di una ricostruzione dei quaranta minuti di Cruising tagliati da Friedkin per evitare problemi con la censura, nella realtà questo film non mostra assolutamente niente di quelle che potevano essere le scene tagliate da Friedkin. Egli stesso ebbe a dire che si sarebbe congelato l’inferno prima che qualcuno avesse visto le scene tagliate di Cruising.
Franco giustifica il film, opera di assoluta finzione, con la volontà di mostrare scene di sesso come funzionali alla storia ed al superamento degli schemi mentali che ce lo fanno apparire come sbagliato da vedere, bene allora gli consigliamo di vedere Shortbus ma forse gli è sfuggito, singolare che poi il film si trasformi in qualcos’altro, forse volutamente, perché l’attore che interpreta il ruolo del poliziotto infiltrato, nel film del 1980 interpretato da Al Pacino, ha gli stessi scuotimenti interiori del suo personaggio da un iniziale “disgusto” ad un finale che lo vede in crisi con quanto ha visto ed il suo sentire interiore.
Una critica la si può fare sull’inizio del film in cui si cerca di dire che forse Cruising non era così omofobo e che Friedkin fu addirittura minacciato di morte dimenticandosi di dire però che in seguito a quel film due ragazzi furono uccisi mentre uscivano dal locale in cui è ambientato.
Un film innocuo, non brutto, che nulla aggiunge e nulla toglie alla storia del cinema.
Il 20 aprile si celebra la Giornata del Silenzio per la lotta al bullismo omofobico, una giornata che si fa in America ma che inizia ad essere celebrata anche in Europa, in questa occasione sono stati proiettati sei cortometraggi sul tema, sorvolando sui primi due Red Handed e Mauve, inconsistente il primo e decisamente brutto il secondo, dal terzo in poi si ha un deciso miglioramento Mathi(eu) un ragazza/ragazzo vittima di bullismo e della paura di amare di una sua compagna che preferisce tradirla che essere estraniata dal gruppo; Atomes in cui il bulletto del collegio si innamora di un suo sorvegliante, storia impossibile ma che farà decidere il ragazzo ad andare via dal collegio ma con uno spirito nuovo; Teens Like Phil, essere vittime di bullismo del ragazzo amato è la cosa peggiore che possa capitare, girato con delicatezza ci mostra tutte le sofferenze ed il mondo interiore del ragazzo ed anche del suo antagonista, che se pure attratto profondamente da lui preferisce sfogare la sua frustrazione su lui che accettarsi per quello che è, questa sezione di cortometraggi si chiude con il duro El Hijo, un teppista con la camera invasa da simboli nazisti ama ricambiato ma nel chiuso della sua stanza un suo coetaneo. Durante il giorno esce con un gruppetto di violenti distruggendo negozi di immigrati o andando a picchiare i gay nei luoghi di incontro all’aperto, durante uno di questi raid una scoperta che lo porterà a mettersi in discussione ed ad affrontare con più coraggio se stesso ma con conseguenze non previste.
Ultime visioni del giorno i primi otto cortometraggi in concorso, tutti apprezzabili, alcuni più interessanti altri meno, ve li presento in ordine di gradimento.Princess Castle Rosa
Shopping breve ed intenso narra di una serie di incontri al supermercato tra due donne che avvengono a distanza di anni l’uno dall’altro, un bracciale un attimo in cui si capisce di avere davanti a se qualcuno di importante e poi si continua fare shopping, poteva darci qualcosa di più forse, ma questo è, senza infamia e senza lode.
Kiss me, un pugile con moglie e figlio entra in crisi quando un combattimento finisce male, l’avversario muore, ma sono le parole che il suo sfidante gli aveva rivolto durante l’incontro a turbarlo più che il fatto in se, ricordi di un passato e di una realtà che non vuole accettare che riaffiorano, sufficiente nelle intenzioni ma che forse aveva bisogno di qualcosa in più sia nella sceneggiatura che nei protagonisti.
Mary Mae breve e divertente confessione di una suora che ha scoperto l’amore in un’altra donna, gradevole.
Alaska is Drag, non è facile vivere in Alaska se sei gay e soprattutto se sei molto appariscente ma Leo resiste per fortuna che arriva un nuovo compagno di lavoro. Alcune battute divertenti “Gesù aveva due padri ed una madre in affitto” è la risposta all’ennesima provocazione subita dai colleghi di lavoro, un’inquietudine di fondo ma Leo vuol davvero andarsene dall’Alaska o la paura di affrontare un nuovo mondo lo fa rimanere a subire quelli che sono insulti giornalieri ma a cui è ormai abituato.
Little Ones coppie in crisi, quando il partner non capisce le nostre necessità, Andy avrebbe voluto adottare un bambino ma il suo compagno gliel’ha impedito con vari pretesti e lui ha colmato questa carenza riempendo la casa di bambolotti a cui parla e che tratta come figli, l’arrivo di nuovi vicini, una coppia etero, con problematiche simili fa esplodere il conflitto, ma ormai è tardi per tornare indietro, bisognerà farsi bastare quel che si ha. A tratti divertente è percorso da una vena di malinconia con attori davvero bravi.
Holden una notte in giro per Parigi tra un fotografo affetto da un disturbo alla memoria a breve termine, che lo porta a raccogliere sassi per ricordarsi che gli è successo qualcosa di bello, ed una star del cinema costretta a seguire protocolli vari e non poter più vivere pienamente la sua vita, una notte intensa e piena di sassi quella tra i due.
La Maison Vide, tra gli otto il più bello e delicato, un ragazzo va a cambiare la serratura ad una villa in cui vive una donna sola, qualcosa lo affascina e lo attrae in quel posto tanto da tornarci, approfittando dell’assenza della signora, ed avendo un incontro molto particolare. Tenero racconto di un ragazzo alle prese con l’accettazione di se stesso, non si sa se è gay o meno ma non importa, con uno sviluppo inaspettato ed un tocco malinconico e comunque fiducioso in futuro migliore.
Piccoli, brevi, ma intesi questi cortometraggi che per bellezza, qualità registiche e attoriali, nulla hanno da invidiare ai lungometraggi.
E adesso di parte, nuova giornata festivaliera, ancora pioggia, speriamo in una fila clemente.

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